Giovanni Zanalda: “Unica in Italia e forse in Europa”

L’ultima testimonianza di quest’anno è di Giovanni Zanalda, storico di Economia Internazionale alla Duke University di Durham, Carolina del Nord, USA.
“Senza di lei non avrei fatto che che ho fatto”: come tutti gli altri intervistati, anche il professor Zanalda è molto affezionato alla Fondazione Einaudi. Già da studente frequentava la biblioteca, secondo il suo parere “unica in Italia e probabilmente in Europa” per la ricchissima dotazione di volumi e riviste, luogo ideale per l’incontro di storici, economisti, studiosi di scienze sociali provenienti da tutto il mondo.
Ancora oggi il professor Zanalda incontra nei numerosi convegni in Europa come in America ex-borsisti come lui: proprio il sostegno che la Fondazione da sempre offre ai giovani studiosi è un elemento fortemente differenziante, meritorio di per sé per garantire un futuro in questi tempi difficili.

Giorgio Barba Navaretti: le nozze d’argento con la Fondazione

Quest’oggi tocca al professor Giorgio Barba Navaretti lasciare un contributo sul ruolo della Fondazione Einaudi.
Dopo aver ricordato gli anni in cui era ancora uno studente, quando la bilbioteca di via Principe Amedeo “era il posto migliore in città per studiare”, grazie agli straordinari volumi che conteneva, il professore ripercorre le tappe successive del suo rapporto con la Fondazione: quasi un matrimonio, prossimo a celebrare le nozze d’argento.
Le istituzioni di ricerca hanno un importante interesse sociale, sostiene con convinzione Barba Navaretti, oggi professore di Economia Politica all’Università di Milano e direttore scientifico del Centro Studi Luca d’Agliano, ed è proprio per questo motivo che è compito di tutta la collettività non solo preservarle ma rafforzarle.

 

“Torino è la mia città”: ありがとう

Seizo Hotta, attualmente professore di Storia delle Idee Socio-Economiche alla Fukuiyama City University, è stato borsista alla Fondazione Einaudi dal 1980 al 1981. In un italiano perfetto racconta di come sia stata importante per la sua carriera l’esperienza in Fondazione, centro di grande valore culturale a livello mondiale. Dopo aver ricordato l’ambiente torinese in cui muoveva i suoi primi passi nel mondo della ricerca (“ambiente ideale” lo definisce, per la qualità degli strumenti a disposizione, tra libri rari, riviste e una fornitissima biblioteca), il professor Hotta parla delle sue passeggiate sotto i portici e lungo i viali subalpini, citando – e mostrando in camera – il libro di Giuseppe Culicchia, “Torino è la mia città”.

P.S. Speriamo di aver ben scritto nel titolo “Grazie” in caratteri giapponesi!



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Finalmente è giovedì!

L’ultimo film di Truffaut s’intitolava “Finalmente domenica!” (“(Vivement dimanche!”). In breve, è la storia di un uomo che, accusato ingiustamente di aver ucciso la moglie, comincia a indagare con l’aiuto della segretaria per dimostrare la propria innocenza.

L’abbiamo preso a prestito per ricordare che domani è il Giorno dei Giorni, anzi, la Notte delle Notti: la “Notte dei libri” partirà alle ore 21.

L’abbiamo preso a prestito perché anche la Fondazione vuole dimostrare la propria innocenza. Non è colpa nostra se la cultura è poco amata. Per questo chiediamo aiuto a tutti i cittadini, colti, semi-colti, per nulla colti ma intelligenti. Donare anche solo 5 euro è un segno d’intelligenza.

A domani.

19 milioni del vecchio conio

Piero Sraffa è stato un autorevole economista italiano. Torinese di nascita, si è laureato nel 1920 con una tesi sull’inflazione in Italia nel periodo della prima guerra mondiale con Luigi Einaudi. Quella tesi, in originale, oggi si trova in Fondazione.

A proposito di inflazione. Se avessimo chiesto a Piero Sraffa di lasciare un piccolo contributo per la futura Fondazione Luigi Einaudi, poco prima di entrare nell’aula magna dell’Università di Torino e di incontrare Luigi Einaudi in persona, l’avremmo spaventato parecchio.
Il piccolo contributo che oggi chiediamo, di almeno 5 euro, oggi corrisponde a quasi 10.000 lire. Ci informano gli esperti che nel novembre del 1920 tale cifra corrispondeva a poco più di 19 milioni del vecchio conio – (precisamente 19.327.466 e 90 centesimi ai valori del 2009), pari a quasi diecimila euro di oggi. Lo studente Piero Sraffa si sarebbe forse messo a ridere. Il professor Einaudi non sappiamo.

Questo per dire che i 5 euro che chiediamo oggi a tutti i cittadini, sia online che di persona in occasione de “La Notte dei libri” – o in qualsiasi altro momento tu abbia voglia di passare – sono un contributo piccolo davvero.

Con 5 euro puoi comprare i più autorevoli quotidiani del nostro Paese (ma solo per un giorno), ubriacarti di caffè nello stesso giorno in cui, carico di roba da leggere, hai bisogno di concentrazione, parcheggiare la macchina nella zona blu più costosa (quella della Fondazione, sorry) per 3 ore e 20 minuti, comprare un pacchetto di sigarette di gran marca (ma ti consigliamo di non fumare, neanche dopo tutti quei caffè), prendere un trancio di pizza e una bottiglietta di acqua minerale camminando per via Po dopo aver visto da fuori Palazzo d’Azeglio e aver deciso che l’unica cultura che ti interessa è quella enogastronomica (ma allora potresti scegliere altro al posto di una pizzetta).

Se vuoi dare di più naturalmente ti saremo grati (non di più: siamo grati in egual misura a tutti, che diano 5 o che diano 100 euro del conio corrente). Un contributo piccolo ma per noi davvero importante.